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La Frequenza di Rimbalzo

Web Marketing & Social Media Studio

La Frequenza di Rimbalzo

La frequenza di rimbalzo indica la % di visitatori che visitano una sola pagina del sito web, in pratica l’utente arriva sul sito e rimbalza subito via.

Per farti capire meglio il concetto: ipotizziamo che il sito abbia una media di 100 visitatori al giorno ed una frequenza di rimbalzo del 50%.

Che significa 50%?

Significa, purtroppo, che su 100 utenti che arrivano ogni su quel sito, ben 50 se ne vanno dopo aver visto una sola pagina.

In pratica, il sito non attrae!

Se la percentuale è bassa, vuol dire che gli utenti sono “attratti” dal contenuto del sito e lo navigano volentieri.

Quali possono essere le cause di un’alta frequenza di rimbalzo?

Le cause di un bounce rate elevato possono essere fisiologiche o patologiche.

Cause fisiologiche possono essere:

  • L’utente ha trovato subito l’informazione che stava cercando. Tipico è quando si cerca il numero di telefono di un bar/ristorante;
  • L’utente è in cerca della risposta ad un quesito specifico. Tipico è il caso delle ricerche in medicina, l’utente atterra unicamente per trovare la risposta che sta cercando e non è interessato ad altri contenuti o argomenti;
  • La tecnologia con cui è sviluppato il sito web fa largo uso di Ajax, quindi l’utente può accedere a diverse informazioni del sito senza spostarsi (apparentemente) dalla pagina di atterraggio;
  • Il sito è composto da un’unica pagina web (questo caso è assai frequente per le landing page).

Cause patologiche possono e devono essere rimosse.

  • Il sito web presenta degli errori a livello di codice tali da compromettere la sua fruibilità, spingendo gli utenti ad andarsene (ad esempio: broken link, menu non funzionanti, script bloccanti, ecc.).
  • Il sito web è strutturato in modo non fruibile, illogico o poco chiaro, pertanto gli utenti non sono incentivati a proseguire la conoscenza delle sue pagine web che risultano difficilmente leggibili, raggiungibili e/o mal organizzate.
  • Il sito appartiene alla categoria dei “made for ads”, si tratta cioè di siti composti quasi esclusivamente da annunci pubblicitari e che hanno quale unico fine quello di generare dei click per gli sponsor: in questi casi l’utente arriva, se ne va e (molto spesso) non ritorna.
  • Il sito ha dei contenuti ma è troppo pieno di pubblicità e/o utilizza formati troppo invasivi e/o fastidiosi che compromettono la fruibilità del sito stesso (come pop-up, formati in overlay, pagine di transizione, banner multimediali con audio attivo, ecc.).
  • I contenuti del sito sono poco o per nulla attinenti ai risultati di ricerca sui quali compaiono: in questo caso il lettore abbandona immediatamente il sito andando a cercare altrove ciò che realmente gli interessa.
  • i contenuti del sito sono di bassa qualità e non forniscono alcun reale valore al lettore.

In tutti questi casi, volendo riassumere, l’elevata percentuale della frequenza di rimbalzo non è altro che la naturale conseguenza della bassa qualità del sito. Il webmaster, pertanto, potrebbe agire facilmente sul tasso di bounce rate migliorando la qualità del proprio sito e/o dei contenuti attivando un circolo virtuoso che porterebbe non solo ad una maggior permanenza degli utenti, ma anche e soprattutto ad una loro maggior soddisfazione.

Migliorare la frequenza di rimbalzo

Abbiamo visto che, quando un elevato tasso di rimbalzo è dovuto a cause patologiche è possibile intervenire per porre rimedio e migliorare bounce rate e soddisfazione degli utenti.

Ma com’è possibile ottenere questo risultato?

  • La prima cosa da fare è identificare eventuali errori del sito sia a livello di programmazione (provate ogni singola pagina utilizzando, possibilmente, browser e sistemi differenti) che di architettura e se ci sono errori di questo tipo risolveteli immediatamente. In particolare, assicuratevi che il sito:
    • sia veloce nel caricare: i siti lenti non piacciono a nessuno e vengono abbandonati velocemente!
    • sia fruibile anche attraverso smartphone e tablet: oggi questi dispositivi rappresentano una grossa fetta dell’utenza on-line e non possono essere snobbati!
  • Se fate un uso eccessivo di banner e/o formati pubblicitari provate a ridurre gli spazi promozionali oppure ad eliminare quelli eccessivamente invadenti: potrebbero bastare pochi giorni per misurare l’efficiacia di simili azioni sulla frequenza del rimbalzo del sito.
  • Se il problema dipende dalla qualità dei contenuti del sito la questione, sicuramente, si fa più complessa e la strategia d’azione più articolata. La prima cosa che vi consiglio di fare è verificare quali sono le pagine con il più alto tasso di uscita. Per farlo, in Google Analytics, andate su Comportamento > Contenuti del sito > Tutte le pagine dopodiché ordinate i dati attraverso la colonna che indica la percentuale d’uscita (% uscita) ordinando dal valore maggiore al minore. Così facendo otterrete l’indicazione precisa delle pagine con il maggior tasso di abbandono: sicuramente i contenuti di queste pagine sono i primi a cui dedicarsi. Domandatevi se si tratta di contenuti di qualità, se sono approfonditi e se l’utente vi può trovare realmente delle informazioni utili e importanti. Se la risposta è “no” avete molto su cui lavorare…

Conclusioni

Come abbiamo visto un elevato bounce rate non è necessariamente indice di scarsa qualità del sito web: taluni siti hanno una frequenza di rimbalzo elevata perché l’utente trova subito ciò che cerca e questo è un dato estremamente positivo.

Viceversa, il problema di un bounce rate elevato si presenta e deve essere preso in seria considerazione quando l’utente se ne va dal sito senza aver trovato ciò che cercava: in quest’ultimo caso, quindi, la frequenza di rimbalzo diventa un nemico da combattere agendo sulla qualità generale del sito e dei suoi contenuti.

Gli effetti di un lavoro di miglioramento si faranno sentire non solo sulla frequenza di rimbalzo ma anche sul traffico organico (+ qualità = + traffico) e sulle conversioni dei vostri utenti che, più facilmente, potrebbero decidere di trasformarsi in clienti.

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