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Quanto costa il servizio web

Web Marketing & Social Media Studio

Avete idea di quanto costa un social media manager? 

Vorrei scrivere qualche riga per aiutare le aziende (grandi o piccole poco importa) a capire due cose:
la prima se hanno davvero bisogno di una figura che le aiuti a crescere,
la seconda se se lo possono permettere!

(agli aspiranti social media manager consiglio di non prendersela con i clienti se vi pagano o vogliono pagarvi poco, il nostro lavoro ha un valore inestimabile!)

Tre “pillole”

  • Non ha senso pubblicare contenuti senza avere una strategia chiara in mente.
  • La strategia non dovrebbe mai essere inclusa nel preventivo. È un “LAVORO” enorme, si paga a parte. Di solito il primo mese si dedica a qualche “sondaggio” on line e ad individuare il nostro progetto futuro.
  • Ci vogliono un sacco di ore per cercare, creare, postare dei contenuti sensati, per non parlare della fase di studio iniziale. Se uno ci mette poco è perché usa gli stessi contenuti per tutti i suoi clienti, o perché tutte le sante mattine posta una tazzina di caffè con su scritto «buongiorno»: il cliente che paga e vuole risultati, pretende qualcosa in più!.

Conti in tasca

Il mio lavoro costa a me circa 40 € all’ora lordi. Naturalmente è un costo medio, un po’ più basso di chi ha un’agenzia (perché io non ho i costi di una struttura fisica), ma in compenso ho un budget annuale in formazione che si aggira intorno ai 4.000 € (la formazione è LA cosa su cui investire per salire di livello e dare risultati).

Il mio lavoro costa ai miei clienti da xxx a yyy € / mese, e parliamo solo di gestione (una cosa che non faccio quasi più, tra l’altro, se non per periodi brevi che seguono lo studio di una strategia). Con xxx € ti dedico circa 15 ore al mese, va da sé che c’è un po’ di elasticità, ma che se le ore aumentano troppo (perché per esempio mi fai fare una riunione ogni settimana) allora io sono in perdita su quel lavoro. E io non posso essere in perdita, perché con il mio lavoro ci pago la vita familiare.

Queste sono cifre che faccio pagare alle piccole aziende. È ovvio che se cerchi un SMM per la comunicazione politica o per un ristorante stellato, per fare solo due esempi, devi prevedere di spendere di più, perché il tuo SMM dovrà essere attivo su molti più fronti contemporaneamente (e dovrà agire quasi in tempo reale).

Gli unici lavori gratis che faccio sono quelli destinati all’autopromozione, dal quale mi stanno arrivando diverse clienti. Quindi il mio investimento di tempo è ripagato.

Se non ti puoi permettere un SMM

Se hai un piccolo business e non ti puoi permettere ti pagare da xxx € al mese in su per un SMM, ci sono alcune cose che puoi fare:

  • non sottopagare nessuno, perché non vuoi davvero avere un collaboratore che per questo motivo lavora senza passione e magari ce l’ha anche un po’ con te
  • fai un corso: ce ne sono tantissimi, concentrati su quelli che hanno un forte lato pratico, perché contrariamente al sentire comune per gestire bene i social media non bisogna saperne di tecnologie, ma di persone (in altre parole questa disciplina ha molto più a che fare con la sociologia che con l’informatica)
  • riduci al minimo: dopo aver fatto un corso ti renderai conto che ci vuole un sacco di tempo per gestire al meglio i social. Quindi riduci i tuoi canali al minimo. E metti la maggior parte dei tuoi sforzi in canali proprietari (il tuo blog, ad esempio), perché magari un giorno Facebook si sveglia e decide che per parlare con i tuoi fan devi pagare (OH, aspetta, l’ha già deciso!)

E in generale, sia nel caso in cui fai da te che nel caso in cui assumi qualcuno, tieni a mente le tre regole d’oro della comunicazione online:

  1. I numeri non contano, le relazioni sì. Se nella tua vita fossi costretto a scegliere, preferiresti avere rapporti amichevoli con 100 persone oppure avere 10 persone che puoi davvero considerare tue amiche? Scommetto che è la seconda. Quindi smettila di controllare ossessivamente la quantità dei follower, quello di cui hai bisogno ora è pensare alla qualità: costruire delle relazioni durature, incontrare gente che si interessi a ciò che hai da dire, che si affezioni a te. (A proposito: quali cose interessanti hai da dire?)
  2. La viralità non esiste o, se esiste, è in un mondo parallelo. Tu non sei Coca Cola, non ti importa di essere letto in tutto il mondo, anzi se ti succedesse sarebbe un guaio: come risponderesti ai commenti in cinese? Avresti un server / un’assistenza clienti in grado di sopportare tutto quel traffico? No. Allora smetti di escogitare trucchetti per diventare virale, e rifuggi dagli stregoni dell’internet che ti offrono i «10 modi per [inserire qui promessa altisonante]». Pensa a come diventare utile agli altri piuttosto, non è più rilassante?
  3. Misurare è fondamentale, perché se i numeri non contano, le dimensioni invece sì. Se dopo un tempo ragionevole ti rendi conto che la tua newsletter va alla grande e il tuo account Twitter non va come deve andare, allora chiediti: quali risultati misurabili ho ottenuto con Twitter (in termini di relazioni costruite / traffico / iscrizioni / altri obiettivi chiave)? Se non sono soddisfacenti, allora chiudi il tuo account, non c’è motivo di continuare. Qui è importante non fermarsi ai numeri assoluti, ma prestare attenzione a quello che dice il loro confronto. Ad esempio: dopo un anno il blog ha raggiunto queste dimensioni e la pagina Facebook, invece, in confronto rimane molto più piccola (di nuovo, in termini di relazioni / traffico / eccetera). Le misure non mentono, faresti meglio ad abbandonare quel canale per dedicarti a qualcosa di più fruttuoso. (Tra l’altro: spesso le cose che uno chiude sono quelle che lo annoiano di più. Anche la noia è un’ottima metrica.)

Riassunto: impegnati per costruire delle relazioni,

sii generoso,

misura ciò che fai.

E non avere paura di cambiare direzione.

 

COME DECIDERE IL PREZZO DI UN PRODOTTO

Quando ho iniziato a lavorare come Social Media Manager non sapevo nemmeno quale fosse il nome del mio lavoro, figurarsi se sapevo quanto farmi pagare. Quello che sapevo è che mi ero appena licenziato e avevo bisogno di soldi, quindi da questo lavoro volevo guadagnare. Sapevo anche che ero bravo in ciò che facevo. Rimaneva solo da capire come tradurre queste due cose in euro.

Tempo dopo ho scoperto che esistono dei metodi che ti dicono per filo e per segno come decidere il prezzo di un prodotto, che questa cosa di stabilire i prezzi si chiama pricing, e fa parte del marketing.

Qui riassumo il metodo che uso io per calcolare i prezzi, magari serve anche a voi. Si parte dalle premesse, perché prima di mettersi al lavoro è bene avere chiare due cose.

Due premesse

Non correre al ribasso, per due motivi: il primo è che non vuoi essere quello che poi vince la corsa e si ritrova a vendere i suoi prodotti al peggior offerente. Il secondo è che il prezzo che stabilisci è anche un messaggio. Dice delle cose su di te, su quanta cura metti in ciò che fai, su quanto tempo ci dedichi e su quanta esperienza hai, e stabilire un prezzo troppo basso potrebbe dare di te il messaggio sbagliato.

Al prezzo deve corrispondere un valore. Qual è il valore di ciò che vendi tu? In che modo migliorerà la vita a chi l’avrà comprato? Quanto è importante il “problema” che stai risolvendo? Se il valore per me che compro è alto, sarò disposto a pagare caro il tuo prodotto, indipendentemente da quanto tempo ci hai messo a farlo.

LE COSE CHE SI “DEVONO” FARE ASSOLUTAMENTE!

1. Fai un elenco dei tuoi concorrenti. Magari non fanno le tue stesse identiche cose, ma fanno cose simili, pertanto valgono come concorrenti.

2. Cerca di capire a quali prezzi vendono. Probabilmente non troverai online i prezzi dei tuoi concorrenti. In Italia nessuno mette i prezzi su internet, ed è una ragione in più per cui tu lo devi fare. Se non li trovi online, cerca per vie non ufficiali.

3. Quando hai in mano i prezzi, risali al motivo per cui quei prodotti costano così e dopo chiediti se quella ragione ha senso oppure no. Ripercorrerai il ragionamento di chi sta per comprare, e ti sarai messo nei panni dei tuoi potenziali clienti. Ad esempio se fai pupazzi di pezza e li vendi a 100 € perché sei lento a cucire, allora non ha senso, è colpa tua, e non mia che compro; se invece il tuo pupazzo costa così caro perché riproduci esattamente le fattezze del mio animale domestico sì, ha senso pagarti così caro, perché questo ha un grande valore per me.

4. Scegli con chi vuoi competere. Tra tutti i concorrenti che hai esaminato, scegline uno che per te rappresenta davvero una sfida. Qualcuno di cui ammiri il lavoro, e di cui pensi che fare meglio ti darebbe tanta soddisfazione.

5. Una volta che l’hai scelto, aumenta o diminuisci il suo prezzo medio dal 10% al 25% per trovare il tuo prezzo medio. Aumentare oppure diminuire dipende dall’esperienza, dalla forza del tuo brand, da quante persone hanno già acquistato da te.

6. Siamo arrivati alla fine del viaggio, ma questo non vuol dire che venderai!!! Vendere oppure no dipende anche dal posizionamento, che è la cosa per cui mi paghi!

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